Il profumo del sacro: viaggio nella storia degli incensi

C’è qualcosa di profondamente affascinante nel gesto di accendere un incenso: una fiamma, un filo di fumo che sale e un profumo che riempie l’aria. Da millenni, l’uomo brucia resine e legni aromatici per purificare gli spazi, elevare lo spirito e ritrovare armonia interiore. È un rito semplice, ma carico di significato, che attraversa culture e civiltà di ogni tempo.
Già gli antichi Egizi offrivano incensi agli dèi come dono sacro e simbolo di preghiera che saliva al cielo. Mirra, olibano e benzoino accompagnavano cerimonie religiose e riti funebri, proteggendo l’anima nel suo viaggio verso l’aldilà. In India e in Cina, invece, l’incenso divenne strumento di meditazione: nei templi buddhisti il suo profumo guidava i monaci verso la calma e la concentrazione, mentre nella tradizione ayurvedica serviva ad armonizzare corpo, mente ed energia vitale.
Anche nel mondo greco e romano, l’incenso profumava case e santuari. Si dice che i filosofi lo accendessero per “chiarire i pensieri”, mentre nei banchetti veniva usato per creare atmosfere serene e accoglienti.
Oggi, questo antico alleato del benessere torna a far parte dei nostri rituali quotidiani. Che sia per meditare, rilassarsi o semplicemente trasformare un ambiente, l’incenso mantiene intatta la sua magia: una scia profumata che unisce passato e presente, corpo e spirito, terra e cielo.
Accendere un incenso non è solo un gesto aromatico: è un invito a rallentare, respirare e lasciarsi trasportare dal profumo del sacro — un piccolo rito che continua, da migliaia di anni, a profumare la storia dell’umanità.
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